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La diffusione dell’Ayurveda

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Soltanto con lo sviluppo del buddismo, a partire quindi dalla vita di Siddharta Gautama (563-483), che si può cominciare a sistematizzare la storia dell’ India, e quindi anche dell’ Ayurveda.

Sappiamo soltanto che la prima civiltà che occupa la valle dell’ Indo, Harappa, apparsa probabilmente intorno al IV millennio A.C., venne soppiantata a metà del II millennio A.C. dagli ariani, che portavano con sé i loro liberi sacri, i Veda. Uno di questi l’ Atharva Veda conteneva quello che sarebbe poi diventato l’ Ayurveda.

Lo studio di questa disciplina si consolida a cavallo fra II e I millennio e dà origine a quella che potremmo chiamare la prima università Ayurvedica, costituita nel territorio dell’ attuale Pakistan, vicino a Rawalpindi. Qui vive e studia il medico Javaka che divenne così celebre al suo tempo da divenire medico personale del re Bimhasara, il quale, a sua volta lo incaricò di diventare medico personale del Gautama, il Buddha.

A quel tempo, i principi fondamentali dell’ Ayurveda erano già stati stabiliti: prevenire la malattia endogena e esogena, promuovere la fertilità e il mantenimento della salute fino alla più tarda età.ui vive s studia Qui

La conversione del re Ashoka al Buddismo, avvenuta nel III secolo A.C. diede un forte impulso alla conoscenza e allo studio della medicina, il re infatti aveva capito quale fosse la funzione sociale della salute e fece di tutto per promuoverla costruendo ospedali e incaricando i medici di recarsi nelle parti dell’ India per avere una più ampia conoscenza della medicina, ed è attraverso questo canale che l’ Ayurveda approda nell’ isola di Sri Lanka, dove poi nel prosieguo del tempo, assumerà una configurazione particolare, adattandosi infatti alle esigenze ambientali dell’ isola, e rimanendo fortemente legata alla tradizione buddista.

In India al contrario la tradizione buddista ebbe un arresto intorno alla fine del I millennio D.C. Fino a quella data, l’ ayurveda conobbe un lungo periodo di prosperità e di sviluppo, e furono scritti i testi di base, che attraverso medici cinesi che giungevano a studiarla, furono introdotti anche in Cina.

l’ invasione musulmana cominciata intorno alla metà del X secolo D.C. pose termine a questa fase, e per fuggire all’ intolleranza dei musulmani, molti medici si trasferirono in Nepal e in Tibet, dove sfruttando le conoscenze mediche di quelle civiltà diedero vita ad una medicina che faceva riferimento alle due culture, l’ ayurveda tibetana.

Poco dopo però l’ Ayurveda tornò a riaffermarsi e anzi fece proprie alcune acquisizione della medicina araba e di quella greca, che a sua volta era stata acquisita da quella araba, tanto che nel XVI secolo l’ Imperatore Akbar, dei Mogul, ordinò la compilazione di un testo che contenesse tutta la conoscenza indiana della medicina.

L’ invasione dei portoghesi prima e degli altri europei dopo portò una con sé un giudizio molto negativo nei confronti di una medicina appartenente ad una cultura considerata inferiore a quella occidentale. La denigrazione e la diffamazione dell’ Ayurveda, giunsero al culmine nel 1835, quando gli inglesi ne impedirono la pratica in tutti i territori controllati dalla Compagnia delle Indie. Rimase fuori praticamente soltanto il territorio del Kerala, dove l’ Ayurveda continuò ad essere praticata a livello popolare.

Alla fine del secolo tuttavia i tedeschi manifestarono un interesse, meramente culturale per tutto il complesso della tradizione culturale indiana, e fecero tradurre il testo di Susruta, la descrizione delle tecniche di chirurgia del naso e dell’ orecchio, che fu alla base delle moderne tecniche di rinoplastica, delle tecniche di intervento sulla pelle, di operazione agli occhi per rimuovere la cataratta, e per la rimozione di calcoli vescicali.

Da quel omento un lento progressivo interesse dell’ Occidente per l’ Ayurveda cominciò a manifestarsi, fino a quando tuttavia la riscoperta dell’ Ayurveda divenne punto di forza per chi sosteneva le rivendicazioni nazionaliste dell’ India. Da questo percorso di questi ultimi cento anni si sono evidenziate in modo significativo due correnti dell’ Ayurveda, quella che vuole mantenere una sua sostanziale ortodossia, e quella che invece propugna una integrazione con la medicina allopatica, come l’ Ayurveda di Sry Lanka. Buona parte dell’ Accademie indiane pur mantenendo integra la conoscenza dell’ Ayurveda antica, studiano il corpo umano secondo la concezione allopatica, e si tende a privilegiare un approccio diagnostico e terapeutico di tipo organicistico.

 
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